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HomeN2/018L’impianto cocleare come rimedio alla sordità

L’impianto cocleare come rimedio alla sordità

La perdita dell’udito completa o grave non solo influisce sulla comunicazione, ma si traduce anche in imbarazzo, isolamento sociale, depressione, ansia e un decremento complessivo della qualità della vita. Nella popolazione adulta, una perdita uditiva di una certa entità è stato dimostrato essere potenzialmente associabile al rischio di declino cognitivo e può essere considerata in alcuni casi alla base della demenza precoce e della malattia di Alzheimer. La perdita dell’udito può anche essere un fattore di rischio significativo e potenzialmente indipendente per la depressione e altri disturbi psichiatrici.
Gli impianti cocleari (IC) sono ormai universalmente considerati lo standard di cura per il trattamento chirurgico della sordità neurosensoriale grave-profonda in adulti e bambini soprattutto nei casi in cui la protesizzazione tradizionale non sortisca risultati audiologicamente soddisfacenti: a tale proposito non vi è più alcun disaccordo tra gli specialisti che si occupano di tale problematica come neurotologi, otorinolaringoiatri e
audiologi sull’efficacia degli IC.
L’applicazione dell’ IC nel paziente pediatrico e i benefici su questi pazienti sono ben noti. I neonati sordi e i bambini molto piccoli con perdita dell’udito da grave a profonda, senza un supporto uditivo, non sarebbero in grado di acquisire la conoscenza della grammatica, di un linguaggio naturale e di sviluppare le abilità di lingua parlata, ricettiva ed espressiva necessarie per comunicare efficacemente. Senza supporto uditivo, i bambini non udenti possono anche avere significativi ritardi dello sviluppo sensoriale globale e presentare limitazioni funzionali durante l’intera vita. Questi effetti hanno ulteriori ripercussioni sul paziente affetto da sordità diventato adulto, sulla sua qualità della vita e sulle sue interazioni sociali del mondo reale.
L’applicazione dell’ IC su paziente adulto è un campo più nuovo e inesplorato, ma va considerato che oggigiorno le indicazioni si stanno rapidamente espandendo rispetto a quelle di partenza che erano rappresentate esclusivamente da sordità bilaterali complete senza residui uditivi. Ad esempio, è oggi dimostrato che anche pazienti con sordità monolaterale, possono trarre benefici significativi dall’IC in termini di qualità della vita e di sviluppo sociale; soprattutto quando l’ipoacusia si associa a un acufene invalidante.
Proprio per l’allargamento dell’indicazione al posizionamento di IC come rimedio alla perdita uditiva si stanno registrando una notevole evoluzione e un rapido miglioramento della tecnologia degli IC tanto che lo sviluppo degli IC rappresenta uno degli obiettivi socio-sanitari in cui vi è un maggiore investimento in termini sia di ricerca scientifica sia di investimento finanziario in campo socio-sanitario. Non va dimenticato tuttavia, che un’attenta selezione del paziente rimane fondamentale per ottenere un risultato positivo in termini di riabilitazione uditiva. Uno degli attuali obiettivi della ricerca scientifica è rappresentato dall’analisi a medio e lungo termine dei risultati dell’IC in soggetti affetti da sordità unilaterale per capire quale sia lo standard minimo di sordità per risultare pazienti ottimali candidabili all’impianto cocleare. L’intervento chirurgico, della durata generalmente di un paio d’ore, viene eseguito al microscopio operatorio e prevede il posizionamento di una microsonda contenente gli elettrodi di stimolazione del nervo acustico direttamente nella coclea del paziente attraverso generalmente la finestra rotonda. Le possibili complicanze della chirurgia di IC sono la perdita dell’udito residuo, il trauma del nervo facciale, la migrazione dell’impianto cocleare dal suo letto osseo, la dislocazione dell’array di elettrodi all’esterno della coclea. Una conoscenza accurata anatomo-chirurgica della struttura dell’orecchio e un’esperienza microchirurgica elevata sono presupposti fondamentali per intraprendere da operatore un intervento chirurgico di impianto cocleare. Una delle principali sfide del prossimo futuro è capire quali fattori (clinici, audiologici, demografici, genetici) possono risultare predittivi di un buon risultato di ripristino funzionale uditivo tramite IC.

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